Parole che fanno Eco…


Circa due anni fa, una sera d’inverno, mi trovavo a Bologna per lavoro e, come mi capitava spesso all’epoca, dopo l’orario di lavoro stavo cenando da solo in una piccola trattoria nel centro storico.

In quel periodo mi capitava spesso di trascorrere per lavoro qualche giorno in giro per l’Italia e la sera cenavo, a volte in compagnia, spesso ero solo.  Ecco, devo ammettere che quando mi trovavo da solo al ristorante provavo sempre un po’ di imbarazzo.  Nascosto tra gli altri commensali che chiaccheravano, tra le coppiette o piccoli gruppi di colleghi o amici, mentre io in silenzio ascoltavo solo i piaceri del palato ed al massimo incidentalmente pensavo ai fatti miei. Ho scoperto di provare una naturale simpatia per le persone che sedevano al tavolo sole come me. Sembrano tanti appuntamenti mancati oppure ospiti di un’unica tavolata di sconosciuti che hanno molte più cose da dirsi di quello che si posso pensare.

Tanto mi infastidiva non condividere con qualcuno la cena, tanto ero geloso della passeggiata dopo aver pagato il conto, prima del rientro in albergo.  Le passeggiate infrasettimanali sono qualcosa di straordinario…in compagnia della pipa o di un sigaro,  l’eco dei miei passi sui pietrini od il tintinnio della pioggia sulla tela dell’ombrello. Una sinfonia di pensieri ed ispirazioni per le strade sconosciute di città meravigliose che, grazie a questi appuntamenti, ho imparato a conoscere e ad amare. Bologna, Brescia, Treviso, Ancona, Bari, Palermo, Roma, Firenze… Passeggiare lentamente durante impegnative digestioni, oltre che salutare, era uno degli aspetti più gratificanti e poetici. In quel momento, a differenza della cena, non mi sentivo in imbarazzo, ma era un vero momento di intimità con me stesso. Era un vero e proprio rito di corteggiamento con città ricche di storia, fascino, seduzione.

Per tornare al mio racconto… Ero dunque assorto nell’amplesso culinario in uno dei ristoranti più conosciuti di Bologna, quando distrattamente, alzando gli occhi dal piatto, notai un uomo al tavolo di fronte, anche lui solo, come me. Di corporatura robusta, la barba brizzolata, pochi capelli con un riporto poco credibile e un paio di occhiali spessi come fondi di bottiglia. Un atteggiamento composto, serioso, ma bonario. Sicuramente un intellettuale, classica impressione del professore universitario in materie barbose che non interessano a nessuno. Ci scambiammo uno sguardo e forse condividemmo lo stesso pensiero perché ad entrambi scappo un timido sorriso. Aveva un’aria familiare, ma in quel momento mi fu impossibile associare quel volto ad  un nome. Pensai si trattasse di un personaggio noto, ma la stanchezza dopo una giornata di lavoro prevalse sulla curiosità di formulare ipotesi. Tornai alla mia cena, quando qualche istante dopo il titolare del locale si fermò al suo tavolo e attese che l’uomo, impegnato nella lettura di un articolo di giornale, alzasse lo sguardo per domandargli cerimoniosamente:”Tutto bene Professor Eco? È sempre un piacere averLa nostro ospite…

Cavolo, era Umberto Eco! Penso di aver sgranato gli occhi e aver lasciato per un’istante la bocca aperta, stupito…ho preso il cellulare e, cercando di non essere sorpreso, ho scattato una foto…

Ieri mattina mi sono svegliato scoprendo che quel signore incontrato per caso a Bologna é mancato dopo una lunga malattia all’età di 84 anni. Era l’unica occasione che ho avuto per potergli esprimere di persona la stima e la gratitudine per aver contribuito a formare ed accrescere l’amore per la lettura. Tanti anni fa, ancora ragazzino, scovai nella libreria di famiglia il suo famigerato romanzo dal titolo intrigante “Il nome della rosa” e, nonostante la scrittura difficile, la trama complessa per la mia etá, lo trovai così coinvolgente da consumarlo in pochi giorni.

In questi ultimi anni ho letto solo alcuni suoi articoli, alcune interviste rilasciate, che risvegliavano in me il ricordo di un intellettuale vivo, che credeva per davvero in quello che diceva e pensava le cose in cui credeva. A lui va il mio pensiero e la preghiera di stanotte. Buon viaggio Maestro, Caro Guglielmo da Baskerville!

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