Identità digitale e diritto all’oblio


Scusate amici per la prolungata assenza, ma è stato un periodo di grandi impegni e cambiamenti e continua ad esserlo… Ho seguito sul web i recenti fatti di cronaca e relative accese polemiche sull’utilizzo improprio della rete nel divulgare contenuti privati, quando l’uso diventa abuso. Ho aspettato qualche settimana terminasse lo starnazzamento mediatico per parlarne con Voi.

Sembra impossibile che uno strumento dalle eccezionali potenzialità come internet, che ha cambiato radicalmente le nostre vite, possa, nelle mani sbagliate, diventare un’arma così micidiale e che gli stessi suoi punti di forza possano allo stesso tempo rappresentare i maggiori limiti e rischi. Eppure il nome é chiaro sul significato del mezzo: rete.

Oggi chiunque ha la possibilità di filmare, fotografare, registrare qualsiasi evento e condividerlo in tempo reale, anche incoscientemente (per effetto dei cloud). Purtroppo anche i minori in possesso di uno smartphone o tablet hanno le stesse possibilità (anzi, penso anche qualcosa in più…) e spesso ne abusano. In questo modo si resta tutti intrappolati nelle maglie del sistema e ciò che era fino ad un attimo prima in nostro esclusivo possesso, o riservato a pochi, non é più sotto il nostro controllo e diventa di dominio pubblico con conseguenze ben note alle cronache recenti.

L’interesse destato dalla possibilità di spiare la vita degli altri e violare l’intimità di sconosciuti pur di poterne sparlare é impressionante! Il problema è che la verace, sadica curiosità ci rende tutti soggetti a rischio, ancora di più se si diventa complici o promotori attraverso il social sharing esasperato di ogni momento delle nostre vite!  Foto di bambini postate da parenti e genitori incauti che possono finire nelle mani di malintenzionati, giovani donne che non sanno cosa rischiano pubblicando contenuti provocatori o troppo allusivi.  La condivisione di informazioni circa la propria localizzazione che incentivano furti nella certezza di poter agire indisturbati. Attività già note di pishing e di hacking di dati sensibili per la commissione di reati informatici.

Resta da chiarire come mai però i contenuti rubati alla vita privata e i comportamenti sessuali siano di gran lunga gli argomenti preferiti per diventare oggetto di cyberbullismo, diffamazione, denigrazione, travolgendo lo/la sventurato/a protagonista in una sorte di condanna alla pubblica gogna, alla derisione, umiliazione e allo scherno. Tutto in maniera virale, incontrollabile, impersonale ed inesorabilmente con finalità persecutorie.

Ultimamente ho saputo di separazioni per tradimenti scoperti spiando Whatsapp, violando profili social di coniugi e fidanzati scoperti a condurre vite parallele. Tutti fatti irrilevanti per il diritto ai fini della prova, in quanto violazioni della privacy che rischiano di essere sanzionati pesantemente penalmente, ma che determinano inesorabilmente conseguenze irreversibili.

Il fenomeno sociale sta assumendo una connotazione preoccupante. Il mezzo é diventato il fine e tutto ciò che non condividiamo in tempo reale é come se non fosse accaduto.

Mi domando quale sia il limite oltre il quale il sistema possa tutelare gli sprovveduti ripulendo le maglie della rete dai rifiuti prodotti dall’esibizionismo e dall’ignoranza. Al di fuori del furto dei dati o delle identità, in violazione delle norme penali, come può internet tutelare gli utenti da se stessi? Mi domando: una sentenza giudiziaria definitiva ha il diritto/dovere di essere resa pubblica come strumento di informazione e dissuasione, mentre un video girato dal telefono privato in un contesto privato che venga incautamente diffuso, ha diritto all’oblio qualora la situazione sfugga di mano? Ma come si può fare?

Il significato reale di identità digitale e relativo diritto all’oblio (cancellazione di tale identità o specifiche informazioni non comprovate o veritiere su di questa o per cui semplicemente l’interessato vuole proibire la diffusione n.d.r.) in quanto diritto deve a mio avviso essere il secondo lato della medaglia di un preciso dovere. Dovere di osservanza di alcune regole comportamentali essenziali, imparando le potenzialità degli strumenti che abbiamo in mano ed utilizziamo quotidianamente, non limitandosi esclusivamente a “tappare” sullo schermo compulsivamente.

Non possiamo essere tutti considerati vittime del sistema quando abbiamo giocato contro le regole o ci siamo divertiti a sfidarle. Anche vero che non é possibile non poter fare nulla per  rimediare ad uno sbaglio.

Se si mette completamento in discussione la sicurezza ed affidabilità del sistema, se ne limita fortemente la credibilità e fruibilità, se invece si pongono troppe barriere e controlli sono l’imparzialità e l’indipendenza a pagarne il prezzo. Quale diritto deve prevalere e a scapito di chi e di che cosa?

Voi, cosa ne pensate?

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